La linea continua – a Volterra con gli Urban Sketchers

Potete anche leggere, in inglese, gli articoli sul workshop nei blog di Marc Holmes e Johanna Medvey.

Volterra

Volterra, in Toscana.

« Ma non vedi che i colori chiari stanno più in fondo, mentre quelli scuri in primo piano? » Simonetta, una delle due docenti del workshop, punta il dito verso il paesaggio davanti a sé con l’espressione di qualcuno che ti ha appena fatto notare che il cielo è azzurro; e non giallo a strisce viola.

A me sembra esattamente il contrario e per forse la decima volta in un paio di giorni mi chiedo cosa ci faccio io lì; seduta sull’erba con un pennello in mano davanti ad un panorama che non ho la minima idea di come riprodurre su un foglio di carta. Solo a me poteva venire in mente di iscrivermi ad un workshop di Urban Sketching senza aver mai disegnato prima; almeno potevo fare un corso prima di partire, mi dico con rabbia. Avevo probabilmente un po’ sottovalutato la frustrazione di non sapere da che parte iniziare, a differenza degli altri partecipanti, tutti in qualche modo disegnatori; che sembrano produrre capolavori uno dietro l’altro ad una velocità preoccupante. Eppure, qui nessuno mi fa sentire fuori luogo, sono tutti molto incoraggianti: a quanto pare, fa parte della filosofia del movimento degli Urban Sketchers di non dividere il mondo in livelli di capacità, e mi pare una gran bella cosa. Il gruppo è eterogeneo, internazionale; tutti sembrano interessati a imparare dagli altri oltre che dalla pratica. L’idea di iscrivermi mi è venuta dopo anni di taccuini di viaggio riempiti con la mia calligrafia fitta e ritagli di brochures o volantini turistici, talvolta corredati da orripilanti schizzi di cartine il cui scopo era memorizzare dove ero, quello che stavo imparando. Mi sono spesso resa conto che non sempre le parole bastano; che sarebbe stato bello riuscire a fare dei semplici disegni per riprodurre dei dettagli o al contrario; delle impressioni troppo astratte e complesse per essere espresse con una lista di aggettivi. Quando ho letto di questo workshop in una rivista di viaggi, ho pensato che fosse perfetto: « C’è un movimento di disegnatori viaggianti? Be’, devo conoscerli ».

il disordine artistico

Il mio « disordine artistico » con gli esempi di Simonetta.

Ed è così che mi sono ritrovata a Villa Le Guadalupe, dove ci radunavamo tutte le sere per essere abbondantemente e deliziosamente nutriti dalla nostra ospite Klaudia e discutere dei lavori della giornata appena trascorsa; ad ascoltare Simonetta e Caroline che presentavano il programma dei giorni seguenti.

Le Biancane

Le Biancane, parco geotermico a Monterotondo Marittimo.

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Discussione di fine giornata. Foto di Laurel Anne Holmes.

La mattina dopo, il primo giorno del workshop vero e proprio, Simonetta mi ha teso una matita morbida dichiarando tranquillamente che visto che avrei dovuto fare almeno cento disegni brutti prima di riuscire a produrne uno accettabile era meglio che iniziassi subito. Quel giorno siamo andati a visitare il parco delle Biancane, a Monterotondo Marittimo, a circa un’ora di strada tutta curve da Volterra. Gli sbuffi di vapore che si innalzavano nel cielo limpidissimo dal suolo bianco e rosso, sullo sfondo della campagna toscana, erano una visione surreale e manco a dirlo difficilissima da riprodurre. Ho aperto la mia nuovissima scatola di acquerelli e ci ho provato, e dopo aver passato la prima ora a nascondere il mio foglio a tutti quelli che passavano alle mie spalle mi sono un po’ rilassata. In fondo ero lì; tanto valeva cercare di trarne il massimo. Se anche il risultato non sarà esposto al Met, qualcosa durante quel primo, caldissimo giorno l’ho imparata: quel modo di viaggiare era diverso, molto intenso. Quando mai mi ero fermata a fissare le sfumature di colore di un unico paesaggio per così a lungo? Dopo un po’, ti entra dentro.

Al lavoro! Fotografia scattata da Laurel Anne Holmes.

Il giorno seguente era dedicato all’alabastro, la morbida roccia bianca così famosa a Volterra. Abbiamo trascorso la mattinata nel laboratorio Alab’Arte, dove gli artigiani ci hanno spiegato i procedimenti di estrazione e di lavorazione del materiale e fatto una piccola dimostrazione. In cinque minuti, un pezzetto di alabastro senza forma si è trasformato in una levigatissima ciotola! Mentre io prendevo furiosamente appunti per non dimenticare neanche una parola, le persone accanto a me creavano magnifici, e molto più illuminanti, schizzi degli artigiani al lavoro e degli oggetti che li circondavano. La concretezza delle statue e delle persone mi terrorizzava e Simonetta, per aiutarmi, mi ha proposto un esercizio: cercare di schizzare le forme che mi circondavano con una linea continua; senza mai staccare il pennarello dalla carta.

La linea continua

I miei (vani) tentativi con la linea continua ad Alab’Arte.

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Alab’Arte. Fotografia di Laurel Anne Holmes.

Il pomeriggio, invece, ci siamo tutti stretti nel piccolo laboratorio de il Pupo, che tra una spiegazione sull’alabastro e l’altra ci ha dispensato un po’ della saggezza che gli ha permesso di arrivare ad 84 anni arzillo e felice: « fate solo le cose che vi piacciono e imparate a dire di no ». Be’, non ha tutti i torti.

Il Pupo

Il Pupo con il ritratto fatto da Marga.

Abbiamo in seguito dedicato un giorno alle Balze, gli strapiombi di terreno argilloso giallo-rosa situati a nord della città. Impressionanti e dissimili da qualunque paesaggio che avevo visto in precedenza, si sono prestate alla creatività di Caroline, che ci ha iniziati alla tecnica del collage. È stato incredibile vedere i risultati; lo stesso scenario riconoscibile in lavori pur molto diversi tra di loro, realizzati unicamente con pezzetti di giornale e colla. A fine workshop è poi risultato che il collage aveva rappresentato la tecnica preferita da molti partecipanti: nuova per praticamente tutti, rendeva più facile rilassarsi ed essere creativi senza pensare troppo.

I Calanchi

I Calanchi, sotto le Balze.

Chiara e Francesco

Chiara e Francesco alle prese con il collage.

I lavori finiti

I lavori finiti di Caroline, Carme, Marga, Agustin e il mio.

L’ultimo giorno del workshop abbiamo avuto la possibilità di provare l’inchiostro di china e di creare una piccola esposizione dei nostri lavori, che ci ha pure permesso di discuterne e di ricevere i consigli delle istruttrici ma anche degli altri partecipanti. Mentre ammiravo i lavori contenuti nei taccuini dei miei compagni di avventura; ognuno con un suo stile personale e una tecnica preferita che non gli impedisce di provare le altre o di mescolarle, ho realizzato che io non ho mai mostrato a nessuno i miei diari di viaggio. La scrittura è il mio mezzo di espressione naturale e credevo di essermi iscritta a questo workshop solo perché talvolta mi mancano le parole. Ma guardando i disegni degli altri ho capito che, più inconsciamente forse, può essere anche il contrario: in certi momenti le parole vengono a fiumi, troppo esplicite, troppo crude, troppo precise, troppo personali. Senza margine di interpretazione. Se fossi capace di disegnare, nei miei taccuini potrei condividere parte di quello che ho visto e vissuto e tenerne un’altra parte per me.

Agustin

Agustin mentre disegna la chiesa di St. Giusto.

Marga

Il bel disegno che mi ha fatto Marga in ricordo.