A heart in my flat white: glossario neozelandese disordinato

Che gusto c’è ad andare lontano se non puoi curiosare e fare domande a perfetti sconosciuti sulle piccole e grandi stravaganze della quotidianità locale? (Diventando poi la loro barzelletta personale per anni a venire) Spesso, poi, sono proprio queste a restare appiccicate nella mia testa e nel mio cuore prima ancora di importanti monumenti e panorami grandiosi. Ecco quindi un’allegramente disordinato glossario con alcune cose che ho imparato sulla vita dall’altra parte del mondo.

Pavlova: il dessert nazionale, di cui i neozelandesi in realtà si contendono gioiosamente la paternità con gli australiani. E non li biasimo: chi non vorrebbe prendersi il merito di aver dato un nome e lo status ufficiale di dessert a una deliziosa montagna di meringa soffice, panna montata e frutta fresca di stagione? Una cosa è certa: il dolce prende il nome dalla ballerina russa Anna Pavlova, che però a giudicare dalla silhouette non deve averne mangiato molto.

La pavlova che mia mamma mi ha preparato per cercare di farmi passare la malinconia.

La pavlova che mia mamma mi ha preparato per cercare di farmi passare la malinconia.

Possums: la « piaga » (introdotta dai coloni europei negli anni ’50 del 1800) del Paese. Sono dei piccoli marsupiali pelosi, vagamente simili a orsetti lavatori. Distruggono le piante native e di conseguenza l’habitat di molti uccelli che esistono solo in Nuova Zelanda. I locali li odiano e cercano di sopprimerli in tutti i modi possibili e immaginabili, dal guidandoci sopra a tutta velocità ad avvelenandoli nelle riserve forestali, fino a tramutarli in orrende pellicce kitsch che poi vendono ai turisti (bisogna ammirarne l’imprenditorialità, se non altro!). Nonostante la mia assoluta comprensione per la causa, vederne continuamente esempi spiaccicati (durante il mio soggiorno di quattro mesi ne ho avvistati a centinaia, ma neanche uno vivo) ti fa venire voglia di chiederti se non ci siano metodi meno crudeli per salvaguardare quel che resta delle foreste native. Diciamo che dal mio punto di vista, gli opossum sono il capro espiatorio ideale di una colpa che, come al solito, è al 100% nostra.

Frutta e verdura al supermercato: te la pesano alla cassa. Inutile fare come me e cercare la bilancia per quindici minuti.

Long drop: i gabinetti pubblici in Nuova Zelanda tendono ad essere un po’ ovunque, quasi sempre pulitissimi e gratuiti. Questa è la versione più semplice, che si trova in alcuni campeggi e parchi nazionali: un buco scavato nel terreno, in pratica. Si chiamano anche self-composting toilets, « auto-compostanti ». Chiaro come il sole.

Pohutukawa: uno degli alberi nativi, chiamato anche « Christmas Tree » perché, per l’appunto, i suoi caratteristici fiori rossi esplodono giusto in tempo per Natale e per un paio di settimane nascondono quasi completamente le foglie. Riconoscibile facilmente anche quando non è in fiore grazie al suo tronco ramificato; è un albero speciale e molto amato, e a Te Araroa, nella East Cape, è anche possibile visitarne il più grande esemplare del Paese. In Nuova Zelanda, molte piante e animali conservano il loro nome originale in maori, forse l’esempio più evidente di come numerose parole in questa lingua siano assimilate nell’inglese locale.

Il caratteristico fiore rosso del Pohutakawa.

Il caratteristico fiore rosso del Pohutukawa.

Honesty box: queste non sono sicura se siano una particolarità neozelandese o una parola inglese che non ha traduzione in italiano (perché siamo troppo disonesti!!). Sono delle scatolette, senza né lucchetti né sistemi di controllo, lasciate vicino a cose da comperare o servizi da pagare. Ne ho viste in parecchie situazioni, lasciate vicino a fette di torta ancora fumanti su una scatola rovesciata a lato di un sentiero o in un negozietto di cartoline senza commessi. Una volta, in un parcheggio privato nel Northland, che potevi utilizzare pagando due dollari a macchina, non c’era neanche la scatola e le monete erano appoggiate intorno al cartello che segnalava il prezzo. Profonda ammirazione.

Marae: « casa comunale », luogo d’incontro di una comunità maori. Se ne possono vedere degli esempi sparsi per tutta la Nuova Zelanda, soprattutto in zone dove la cultura maori è più radicata, come la East Cape dell’isola nord. Ci sono alcune regole da seguire per visitarli (come per esempio togliersi le scarpe prima di entrare), cosa che comunque si può fare esclusivamente su invito o con l’accordo dei proprietari. Ho avuto l’opportunità di visitarne uno vicino a Gisborne, dove un’anziana signora in sedia a rotelle ha mostrato al nostro gruppetto di passaggio tutte le foto dei membri della comunità alle pareti, le sculture e i materassini su cui, alla morte di un parente o di un amico, tutti dormono « con il defunto » per tre notti con lo scopo di elaborare il lutto. Proprio durante la mia permanenza in Nuova Zelanda è uscito un libro dedicato ai marae del Paese (ho eroicamente resistito alla tentazione di comperarlo perché aveva l’aria di pesare come tutto il contenuto del mio zaino messo insieme), con un esempio in copertina.

Regenerating forest/bush: come praticamente dappertutto, buona parte della foresta indigena neozelandese è scomparsa per mano dell’uomo. Attualmente, però, in alcune aree protette si stanno facendo degli sforzi per ripristinarla. Far ricrescere una foresta è un processo molto più lento che non distruggerla, ed è per questo che viene definita così; « che si sta rigenerando ». Quando ho sentito questa espressione per la prima volta ho creduto che significasse foresta rigenerante, il che, per quello che posso giudicare dalla mia esperienza, non era un’interpretazione del tutto sbagliata comunque.

La foresta delle fiabe

La foresta delle fiabe

Divise: i bambini e i ragazzi le portano per andare a scuola. In alcune zone rurali, la divisa non include le scarpe e gli scolari possono andare a scuola scalzi (anche se vestiti di tutto punto!). Anja, che gestisce l’ostello Funky Green Voyager di Rotorua (uno dei miei preferiti tra quelli in cui ho alloggiato) e ha due figli in età scolare, mi ha spiegato che nella loro scuola a partire da metà ottobre entra in vigore la divisa estiva, che per le bambine vieta di portare le ghette con la gonna. Anche se lo scorso ottobre è stato piuttosto freddo in Nuova Zelanda e sua figlia gelava.

Attraversare la strada: un affare complicato. Al di fuori dei centri cittadini ci sono pochissimi punti in cui farlo sembrerebbe consigliabile (o autorizzato!), e ho visto spesso persone correre in maniera sconsiderata da una parta all’altra di strade anche a traffico veloce, o camminare a lato di semi-autostrade senza marciapiede. Una volta volevo andare a piedi in un posto distante circa quattro chilometri dalla cittadina -neanche troppo isolata- in cui alloggiavo al momento, ma mi sono bloccata quando il « sentiero pedonale » che in teoria arrivava fino alla mia destinazione è finito nel bel nulla incrociando una strada a 100 km/h con bosco ai lati. Quando ho chiesto spiegazioni, la risposta è stata « qui puoi camminare a lato di tutte le strade !! Ma ti dò un passaggio, quattro chilometri sono tanti ». Ah. Naturalmente poi in Nuova Zelanda si guida sulla sinistra, quindi per abituarti a guardare dalla parte giusta prima di attraversare ci vogliono circa due o tre mesi. Giusto in tempo per il tuo ritorno.

Jandals: infradito, in altri Paesi anglofoni le chiamano flip-flops. È una contrazione di Japanese e sandals…ovvio, no?

Kiwi: la gente del posto oppure l’uccello (che non vola) dal lungo becco e il passo buffo simbolo del Paese. Il frutto (che invece non è originario della Nuova Zelanda) si chiama kiwifruit. Da sapere per quando le persone ti dicono fiere e sorridenti « I am a Kiwi! ». Esiste anche il termine « kiwiana » che indica tutto quello che sono simboli e icone del Paese.

Pecore: sì, ce ne sono tante, sono arrivate con i coloni. In un’occasione, ho involontariamente fatto ridere fino alle lacrime un’intera tavolata di persone quando uno di loro non ha capito cosa stavo cercando di dire con « our ship has already left ».

Meet the locals!

Flat white: caffè lungo con latte, con quest’ultimo i baristas creano anche una decorazione sulla superficie, di solito a forma di foglia o piuma, ma qualche volta mi è capitato anche un cuore (i neozelandesi sanno come farti trovare il sorriso già di primo mattino!). Il caffè ha un suo status importante nella vita locale, ed è spesso eccellente. Si consuma in maniera diversa rispetto all’espresso italiano (o ticinese!) bevuto da solo la mattina o a fine pasto: è piuttosto un accompagnamento al pranzo oppure una bevanda da sorseggiare con calma a metà mattina o pomeriggio, mentre si usa il wifi della caffetteria o si legge il giornale. Anche la terminologia è propria della Nuova Zelanda: se non sapete cosa ordinare, leggete la guida creata da Tourism New Zealand.

Cabine telefoniche: per mia fortuna, e a differenza della maggior parte dei Paesi che ho visitato fin’ora, ce ne sono ancora parecchie in giro.

Monete e prezzi: la moneta neozelandese dalla valuta più piccola è il dieci centesimi di dollaro. Nei negozi però i prezzi sono al centesimo, e quando alla cassa ti dicono « 12 dollars 38!! » sottintendono che ti arrotonderai da solo la cifra. A differenza che in matematica, il ,5 è arrotondato per difetto. Quando ho chiesto illuminazioni sull’utilità dei prezzi al centesimo, mi hanno spiegato guardandomi come se venissi da Marte che al giorno d’oggi tutti pagano con la carta di credito anche le spese da tre dollari, e che in quel caso la somma è addebitata senza arrotondamenti.

Haka: danza rituale tradizionale maori, resa celebre internazionalmente dalla squadra di rugby All Blacks. Si compone di parole scandite a gran voce, energici movimenti, pacche sonore che danno il ritmo al tutto e smorfie. Non rendo l’idea? È possibile vederne un’interpretazione durante una rappresentazione culturale maori in varie città del Paese, e si tratta di un’esperienza impressionante. I bambini la imparano a scuola e se la loro versione è forse meno teatrale e coordinata, non risulta per questo meno genuina.

Ragazzini della comunità di MIddlemarch si esibiscono nella haka per accogliere la visita di un campione nazionale di cricket.

Ragazzini della comunità di Middlemarch si esibiscono nella haka per accogliere un campione nazionale di cricket.