Métro

19 aprile 2008

L’altro giorno ero seduta in una métro e tornavo a casa dopo la scuola. Ero stanca, come spesso a quel punto della giornata, e avrei voluto essere già arrivata. Di fronte a me c’era un ragazzo. Era magrissimo, vestito da rocker anni ’70, abbastanza vistoso. Di quelle persone che non puoi impedirti di osservare, per pura curiosità, o forse anche con una punta di gelosia per il coraggio di essere che tu, invece, non possiedi.

Negli altri due posti non c’era nessuno. Gli orari di punta nella métro dipendono dalle linee; la mia -la 8- se la cava piuttosto bene alla sera quando rientro, cosa di cui non posso che essere sollevata.

Alla fermata seguente è entrata una ragazza che si è seduta accanto al rocker. Aveva dei giornali in una lingua che poteva essere turco in mano e l’aria abbastanza sperduta. Non era abbastanza vestita per il freddo che faceva. Ci ha chiesto in un francese abbastanza rudimentale a quale stazione doveva scendere per andare alla Tour Eiffel. Io non ne ero sicura, il ragazzo non lo sapeva del tutto, ma si è voltato e ha ripetuto la domanda alle persone sedute nello scompartimento accanto al nostro. Ho pensato che era davvero carino; a impegnarsi così per aiutare la ragazza. Un signore sulla cinquantina, grassoccio e sudato malgrado il freddo, ci ha risposto con un’espressione di scherno stampata in faccia: « La Tour-Maubourg ». Évidemment. La ragazza con i giornali non sembrava aver capito. Quando siamo arrivati alla fermata in questione il rocker le ha detto che era arrivata in francese e anche in inglese, ma lei ha scosso la testa con una sorta di impazienza e non si è mossa.

Quando sono scesa io, due fermate prima del capolinea, lei era ancora lì.

Anche il ragazzo vestito da rocker anni ’70 è sceso alla mia stazione; salendo l’ultimo gradino dell’uscita 4 l’ho visto camminare spedito e sparire lungo la rue de la Convention.